a cura di Camille Eid
Ziad Trabelsi nasce a Tunisi nel 1976 in una famiglia di artisti. Il padre è compositore e direttore d’orchestra. Fin dalla tenera età comincia a studiare musica e canto orientale poi, a 9 anni, entra in Conservatorio dove si diploma nel 1994. Da anni vive e lavora a Roma dove, insieme ad altri musicisti provenienti da altre nazioni ed esperienze, si unisce all’Orchestra di Piazza Vittorio. Poi, proprio dall’incontro con altri musicisti nasce l’idea di mettere su un piccolo gruppo – Carthage Mosaik – che focalizzi la propria proposta su un repertorio originale ma anche sulle musiche e le sonorità del mondo arabo e mediterraneo.
Ziad, ci racconti prima come sei arrivato in Italia?
È stato il destino a portarmi, nel 2001, in Italia. A Tunisi mi ero laureato in Matematica e avevo iniziato a insegnare. La scuola che mi avevano assegnato era in mezzo al deserto e io dovevo fare ogni giorno cinque chilometri a piedi. Ho resistito un mese poi ho iniziato a lavorare nei locali. Chitarra e voce, dalle dieci alle quattro del mattino. Pochi soldi e troppo fumo… Poi, per tre anni, ho fatto il cantante sulle navi da crociera: Tunisi-Genova, Tunisi-Marsiglia, ovunque nel Mediterraneo. Era bello ma dopo un po´ c’era da impazzire. Scendevo da una nave per salire su un´altra. Finché, un giorno, non sono andato a trovare degli zii che vivono in un piccolo paese vicino ad Ancona e sono rimasto. In pochissimo tempo tutto sarebbe cambiato per me.
È stato il destino a portarmi, nel 2001, in Italia. A Tunisi mi ero laureato in Matematica e avevo iniziato a insegnare. La scuola che mi avevano assegnato era in mezzo al deserto e io dovevo fare ogni giorno cinque chilometri a piedi. Ho resistito un mese poi ho iniziato a lavorare nei locali. Chitarra e voce, dalle dieci alle quattro del mattino. Pochi soldi e troppo fumo… Poi, per tre anni, ho fatto il cantante sulle navi da crociera: Tunisi-Genova, Tunisi-Marsiglia, ovunque nel Mediterraneo. Era bello ma dopo un po´ c’era da impazzire. Scendevo da una nave per salire su un´altra. Finché, un giorno, non sono andato a trovare degli zii che vivono in un piccolo paese vicino ad Ancona e sono rimasto. In pochissimo tempo tutto sarebbe cambiato per me.
Che rapporto hai con l’oud, il tuo strumento preferito?
Sulle orme di mio padre, anch’io ho studiato l´oud. Per chi non è pratico di strumenti orientali, l’oud è uno strumento a undici corde, un chitarrone a forma di pera che gli arabi introdussero in Europa nel periodo della dominazione spagnola. Voi occidentali, per adattarlo alla vostra musica, avete aggiunto i tasti sul manico e lo avete trasformato in quello che si chiamerà liuto. Per me questo strumento musicale rappresenta da sempre il mio giocattolo – ho iniziato a suonare a quattro anni – e sono attaccato a lui come un bambino. Strada facendo, è cresciuto con me e ha assunto varie funzioni, si è tinto di nuovi colori permettendomi di sperimentare la varietà della musica.
Sulle orme di mio padre, anch’io ho studiato l´oud. Per chi non è pratico di strumenti orientali, l’oud è uno strumento a undici corde, un chitarrone a forma di pera che gli arabi introdussero in Europa nel periodo della dominazione spagnola. Voi occidentali, per adattarlo alla vostra musica, avete aggiunto i tasti sul manico e lo avete trasformato in quello che si chiamerà liuto. Per me questo strumento musicale rappresenta da sempre il mio giocattolo – ho iniziato a suonare a quattro anni – e sono attaccato a lui come un bambino. Strada facendo, è cresciuto con me e ha assunto varie funzioni, si è tinto di nuovi colori permettendomi di sperimentare la varietà della musica.
Sei soddisfatto della tua vita di musicista?
Sì, diciamo bene – ride – sono abbastanza soddisfatto, anche se come musicista, come artista, non lo si è mai. L’artista è un pezzo del puzzle della società, ed è in continua evoluzione. Artisticamente ho ambizioni e mi pongo nuovi traguardi per raggiungere il massimo. Vorrei rappresentare la colonna sonora araba in una città come Roma, ad esempio.
Sì, diciamo bene – ride – sono abbastanza soddisfatto, anche se come musicista, come artista, non lo si è mai. L’artista è un pezzo del puzzle della società, ed è in continua evoluzione. Artisticamente ho ambizioni e mi pongo nuovi traguardi per raggiungere il massimo. Vorrei rappresentare la colonna sonora araba in una città come Roma, ad esempio.
Conoscendo la varietà di musica araba, tu che cosa intendi esattamente quando parli di essa?
Effettivamente, la musica araba è ricca e complessa. È la musica del Maghreb, quella andalusa, quella del Medio Oriente, che si affaccia anche sul Mediterraneo e incontra altre sonorità. Credo nella fusione delle diverse tipicità musicali, in questo modo si può creare uno charme nuovo. Anche nel quintetto che suona con me, Carthage Mosaik, si ripropone un intreccio tra esperienze musicali diverse, infatti è composto da musicisti provenienti da diversi Paesi: Italia, Argentina, Ungheria. Rendere omaggio alla musica orientale non significa chiudersi. Anzi, è necessario aprirsi creativamente e sperimentare.
Effettivamente, la musica araba è ricca e complessa. È la musica del Maghreb, quella andalusa, quella del Medio Oriente, che si affaccia anche sul Mediterraneo e incontra altre sonorità. Credo nella fusione delle diverse tipicità musicali, in questo modo si può creare uno charme nuovo. Anche nel quintetto che suona con me, Carthage Mosaik, si ripropone un intreccio tra esperienze musicali diverse, infatti è composto da musicisti provenienti da diversi Paesi: Italia, Argentina, Ungheria. Rendere omaggio alla musica orientale non significa chiudersi. Anzi, è necessario aprirsi creativamente e sperimentare.
In Italia hai esordito nel 2002 nell’Orchestra di Piazza Vittorio, diretta da Mario Tronco. Come è nata quest’idea?
Ero a Roma dal 2001 e suonavo nei locali quando arrivò la telefonata di mio cugino Houcine: cercano musicisti da tutto il mondo per mettere su una “strana” orchestra. Mi sono presentato. È stata una svolta, anche se all’inizio c’è stato un vero caos. Tanta gente diversa, non si capiva niente. Ma Mario sapeva ascoltare tutti e, ascoltando, metteva insieme le idee. È nato così uno spazio del fare e ha preso vita un’idea nuova e creativa.
Ero a Roma dal 2001 e suonavo nei locali quando arrivò la telefonata di mio cugino Houcine: cercano musicisti da tutto il mondo per mettere su una “strana” orchestra. Mi sono presentato. È stata una svolta, anche se all’inizio c’è stato un vero caos. Tanta gente diversa, non si capiva niente. Ma Mario sapeva ascoltare tutti e, ascoltando, metteva insieme le idee. È nato così uno spazio del fare e ha preso vita un’idea nuova e creativa.
L’orchestra è stata successivamente il soggetto di un film di Agostino Ferrente. Che cosa ha rappresentato per te questa esperienza cinematografica?
Non si trattava di recitare come fanno gli attori. Io, ma anche i miei compagni dell’Orchestra, abbiamo recitato il nostro vero ruolo di musicisti. Ha fatto, insomma, il mio lavoro. È stata un’opportunità che mi ha dato una grande soddisfazione.
Non si trattava di recitare come fanno gli attori. Io, ma anche i miei compagni dell’Orchestra, abbiamo recitato il nostro vero ruolo di musicisti. Ha fatto, insomma, il mio lavoro. È stata un’opportunità che mi ha dato una grande soddisfazione.
Ci sono state altre occasioni?
Ho realizzato la colonna sonora del cortometraggio di Bab al-Samah (La Porta del perdono) di Francesco Sperandeo, che ha vinto il premio della giuria all’Acquedolci Independent Film Festival, provincia di Messina.
Ho realizzato la colonna sonora del cortometraggio di Bab al-Samah (La Porta del perdono) di Francesco Sperandeo, che ha vinto il premio della giuria all’Acquedolci Independent Film Festival, provincia di Messina.
Ziad, il tuo rapporto con l’Italia?
Non pensavo che sarei approdato qui. Dalle crociere nel Mediterraneo, ad Amsterdam, alla vita notturna di Parigi… Ho viaggiato molto perché il desiderio di conoscere, di voler imparare sempre cose nuove mi ha sempre spinto a muovermi. Come la musica che faccio e in cui credo, che non ha confini, ma cresce continuamente, dilaga, fa nuovi incontri, pur conservando il suo centro di musica orientale.
Per ascoltare brani musicali di Ziad Trabelsi e Carthage Mosaik cliccare qui
