a cura di Margherita Di Vilio
Ramzi, si legge nel tuo profilo che sei arrivato in Italia per giocare a calcio. Che ruolo aveva lo sport nella tua vita e quali aspettative avevi per il tuo trasferimento in Italia?
Lo sport era un hobby. Dico “era” perché non lo pratico più e perché la figura dell”intelettuale palestrato’ non mi rappresenta. Il calcio era il mio hobby preferito, come lo è per molti ragazzi della mia età che crescono nella zona mediterraneo. Sono cresciuto giocando sulla terra battuta delle zone non ancora invasi dal cemento, in Tunisia. Dopo essermi diplomato dovevo decidere che fare, se tentare la carriera sportiva o cercarmi un lavoro. Ho optato per la prima soluzione e mi sono messo a cercare una squadra semi professionale per cominciare, poi il destino mi ha portato in Sicilia dove mi sono allenato con una squadra di eccelenza. Nel frattempo però il mio visto era scaduto e così ho dovuto abbondonare il mio sogno per vivere nella clandestinità – almeno sulla carta – fino alla promulgazione della Bossi-Fini.
Sei arrivato in Sicilia, terra che per certi aspetti è simile alla tua Tunisia, ma per altri è ostile e difficile, soprattutto per uno straniero. Qual è stato l’impatto? Come ti sei trovato?
La somiglianza fisica e socio-culturale tra la Sicilia e Tunisia avrebbe dovuto favorire il mio inserimento nella società, ma non è stato così. Infatti nel paesino in cui sono arrivato, Lentini, la gente ha avuto non pochi problemi ad accettarmi e capire che non mi trovavo lì perchè mosso dal bisogno di trovare un lavoro, come era invece per altri tunisini che vi risiedevano. Non è stato facile spiegare loro che la mia emigrazione era stata motivata dalla curiosità, dal bisogno di fuga, di staccare con la vita che facevo a Sousse, la mia città natale.
Adesso sei musicista, poeta, pittore. Da cosa è nata questa “svolta artistica”? Quando e come hai iniziato a dedicarti a queste arti?
Sono cresciuto in una famiglia umile, ma ricca di valori e amante delle arti. Infatti, mi capitava di cantare durante i matrimoni, oppure mi chiamavano per realizzare il body painting perché mi piaceve disegnare. La vera svolta è figlia dell’essere in Sicilia, del vivere “fuori dalla tribù”, fuori da ogni forma e tipo o pressione sociale. Ho imparato a puntare sulle mie capacità artistiche e intellettuali e questo è stato una grande liberazione per me.
Qual è il linguaggio artistico con il quale riesci ad esprimerti meglio?
Non saprei. Penso che tutto proceda sullo stesso binario: la musica, la parola, l’immagine convivono pacificamente e serenamente dentro di me. Mi trovo a mio agio con tutti questi ‘mezzi’.
Quanto la Tunisia influenza la tua produzione artistica e quanto invece è influenzata dalla tua vita in Italia?
Le mie radici si trovano in Tunisia. E quando dico Tunisia penso ad un Paese aperto, multiculturale, che mi ha dato tutto. A Sousse sono cresciuto con due milioni di turisti che arrivano ogni anno e con vicini di casa di diverse etnie. Questo si riflette nella mia arte, fa parte del mio DNA. L’Italia ha offerto un rifugio mentale al ragazzo disorientato e ribelle che ero. La Sicilia mi ha accolto artisticamente e ha influenzato il mio pensiero e allargato l’orizzonte. Il mio essere artista deve tanto alla Tunisia quanto all’Italia. Potrei dire che un Paese mi fa da madre, l’altro da padre.
Sei molto impegnato per favorire il dialogo intercuturale. Come sono accolti il tuo lavoro e le tue opere in Sicilia, e più in generale in Italia?
Molto bene. Sia il pubblico che gli amici mi sostengono in quello che faccio. La gente ha capito che non esiste un’alternativa al dialogo per curare le ferite di questo mondo.
Hai scritto e diretto due musical, “L’Arabia confusa” e “L’identità di Siracusa”. Di cosa trattano?
Puntano entrambi sugli elementi che abbiamo in comune: “l’Arabia confusa” parla della confusione psico-sociale nella quale è precipitato il mondo arabo, da punto di vista intellettuale, ma anche della convivenza con l’altro. L’antica cultura arabo-islamica della tolleranza che lotta per sopravvivere. “L’identita di Siracusa” parla invece di un sogno del poeta arabo-siculo Ibn Hamdis che fu cacciato insieme agli arabi dalla Sicilia. In questo sogno Ibn Hamdis vede gli Arabi e i Normanni convivere insieme pacificamente senza voglia di prevaricare gli uni sugli altri.
Visto che siamo in estate ti chiedo di suggerire ai nostri utenti dei libri per conoscere meglio la Tunisia e la sua letteratura.
La popolazione tunisina è molto istruita e in tempi moderni la Tunisia ha fatto da ponte tra Occidente e mondo islamico. È un bel posto per chi soffre il mal d’Africa e anche per scoprire la realtà del Mediterraneo multireligioso e multietnico. Consiglio di leggere le poesie di Abul-Qassim al-Chabi, morto giovanissimo nel 1934. Per quanto riguarda invece la musica, invito a scoprire la tradizionale musica sufi tunisina, chiamata hadhra.
Stai lavorando attualmente su qualche nuovo progetto?
Sto lavorando su un progetto futuristico. Vorrei fondare un istituto di dialogo interculturale con fondi privati. Penso che il nostro mondo sia molto confuso e io sono convinto invece che debba imparare ad ascoltrare e amare. Per questo ci vogliono uomini sinceri e coraggiosi coordinati da una politica onesta.
Per altre informazioni vistare il sito http://www.ramziharrabi.com
