Da ANSAmed del 22 ottobre 2015
Inaugura il 23 ottobre allo Spazio Pelagica di via Termopili a Milano una mostra davvero originale dedicata alla Tunisia, un progetto che è il risultato di un anno di ricerca che Pelagica ha intrapreso partendo dalle riflessioni sullo studio di un volume del 1912 intitolato ”La Tunisia” utilizzandolo come espediente per uno scambio di vedute sul rapporto tra colonialismo e turismo.
”La Tunisia” è una monografia politico-militare redatta dal Comando del Corpo di Stato Maggiore italiano e pubblicata nel febbraio 1912, una pubblicazione definibile come un ambiguo resoconto geografico, politico ed etnografico sulla Tunisia del tempo. In parte vademecum per colonialisti, in parte manuale scolastico, pensato forse anche come guida per turisti, ”La Tunisia” pubblicazione è parte di una folta schiera di edizioni sull’Africa orientale tutte ricollegabili all’entusiasmo imperialistico e coloniale italiano della prima metà del Novecento. In realtà il sogno coloniale italiano sulla Tunisia svanisce già nel 1881 con quello che la stampa del tempo definì lo schiaffo di Tunisi. Gli italiani formavano al tempo la più grande comunità europea in Tunisia ma proprio in quell’anno vennero espulsi a seguito di un’azione di forza della Repubblica Francese che occupò il paese e più che di vero colonialismo riferendoci ai sentimenti italiani di quel periodo si dovrebbe parlare di desiderio coloniale per lo stato italiano. Laura Lecce e Fabrizio Vatieri, curatori di Pelagica, in collaborazione con Marco Trulli di La Ville Ouverte, hanno invitato a contribuire a questa ricerca gli artisti Giuseppe de Mattia, Giuseppe Fanizza, Tothi Folisi, Rachele Maistrello, NastyNasty (Emiliano Biondelli e Valentina Venturi ), Anna Positano e Angela Zurlo. Fabrizio Vatieri ha utilizzato le pagine della rivista della Società Italiana d’Africa per riprodurre un cartoccio tipico del cibo di strada napoletano (il cuoppo) e ha creato una singolare confezione per datteri; ha poi trascritto alcuni paragrafi del testo con una arabic keyboard online, ottenendo così un testo nuovo, privo di significato recitato da una voce automatica di Google. Giuseppe Fanizza ha lavorato sul caso linguistico del termine Crumiro presente nel libro stesso. Molti altri hanno assunto il libro come espediente per una riflessione più allargata e immaginifica. Giuseppe de Mattia per esempio ha fatto realizzare una penna stilografica ispirandosi al modello Etiopia (prodotta dall’azienda italiana Aurora) spacciata nel 1936 come penna degli ufficiali fascisti in missione in Abissinia. In realtà la penna non è mai realmente appartenuta a tale vicenda storica.
Palmà, la penna di De Mattia, è ovviamente una versione dedicata alla colonia tunisina. La mostra é ospitata nell’ambito del del circuito OFF di Mediterranea 17 Young Artists Biennale.
