Di Diego Minuti da ANSAmed del 13 maggio 2015
Se solo pochi giorni fa una ricerca condotta dal Centro internazionale per lo studio della lingua araba di Riyadh collocava questa lingua al quarto posto, in Marocco c’è chi lancia un appello affinché venga “difesa” per evitare la sua marginalizzazione.
Bisogna difenderla contro superficialità e sciatterie nelle quali troppo spesso cade non per volontà precisa di qualcuno, ma solo perché di essa non ci si cura abbastanza, al di là dei luoghi e delle circostanze ufficiali. Di questa battaglia, irta di difficoltà, s’è fatto portavoce un nutrito gruppo di intellettuali, ma anche di uomini politici e religiosi, che, dalla capitale Rabat, hanno lanciato un appello al Paese intero perché reagisca e sappia trovare una linea comune per ”difendere l’identità nazionale contro tutte le forme di spoliazione e di snaturamento”. Parole che, a rigore di logica, non dovrebbero cadere nel vuoto in un Paese che, nella Costituzione approvata appena nel 2011, considera la lingua araba come una parte irrinunciabile dell’unità nazionale, facendo essa da base consolidata alla cultura, non soltanto quella che può essere ricondotta alla parola. Da parte loro, i firmatari dell’Appello di Rabat hanno fatto intendere che difendere la lingua araba non significa assolutamente privilegiarla rispetto ad altre (come l’amazigh, la seconda ufficiale nel Regno) che contribuiscono a rafforzare il patrimonio comune dei marocchini. Ma l’arabo subisce quotidianamente una offensiva di marginalizzazione a favore di quelle lingue – l’inglese su tutte – su cui si basano i rapporti internazionali ed è a questo che i firmatari del’Appello vogliono opporsi sostenendo che la saldezza del contratto di mutualità che lega tutti i cittadini passa anche attraverso la salvaguardia degli elementi comuni della loro cultura, e quindi del loro essere marocchini. Parole che potrebbero apparire come una semplice enunciazione di principi o un manifesto da riempire solo successivamente di contenuti, ma alle quali il collettivo di intellettuali, ulema e uomini politici ha fatto seguire una prima specifica richiesta: creare un’accademia (magari da intitolare a re Mohamed VI) dotandola delle condizioni materiali e dei meccanismi istituzionali e giuridici che consentano di difendere l’arabo, in quanto lingua ufficiale.
