Araba Fenice - Centro Studi sulle Culture del Mondo Arabo

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Scrittori senza patria, Rabih Alameddine Stampa E-mail
da Wuz Cultura&Spettacolo del 1 marzo 2010

Rabih Alameddine è scrittore e pittore. È nato nel 1959 ad Amman, in Giordania, da genitori libanesi. È cresciuto tra il Kuwait e il Libano, ha studiato in Inghilterra e negli Stati Uniti. Curiosamente per uno scrittore e pittore, si è laureato in ingegneria a Los Angeles, all’Università della California. Vive tra San Francisco e Beirut. Il suo romanzo più recente si intitola Hakawati. Il cantore di storie.

Ci dice qual è oggi il suo rapporto con il Libano, e cosa c’è di lui nelle due città tra cui si divide, San Francisco e Beirut.

In uno dei miei libri ho scritto che al Libano io appartengo ma non riesco a inserirmi, negli Stati Uniti mi inserisco ma non appartengo. È proprio questa continua contraddizione tra l’essere adeguato e l’introdursi, l’adattarsi a un paese che ha suscitato il mio interesse nella scrittura. Io ho quasi cinquant’anni, e dopo tutto questo tempo mi rendo conto che il problema non consiste nell’avere una casa, ma nell’essere senza una casa. La cosa importante è la distanza che bisogna tenere da questa casa, da questa patria, la distanza ideale che deve cercare l’artista, il pittore. Quando sono in Libano trovo difficile scrivere del Libano, e quando sono negli Stati Uniti trovo difficile scrivere degli Stati Uniti, quindi scrivo degli Stati Uniti quando sono in Libano e viceversa.
In Libano la comunità mi schiaccia, per così dire, mi sovrasta. Quando sento di appartenere a una comunità trovo difficile vederla con chiarezza, e quando sono troppo lontano trovo ancora più difficile descriverla, quindi è proprio l'equilibrio, la distanza giusta da un paese che mi consente di lavorare come scrittore e come artista. Quindi non è tanto quello che si fa o come lo si fa, ma la questione è riuscire ad agire senza essere inghiottiti dalla comunità. Fortunatamente, o sfortunatamente, io appartengo agli Stati Uniti e al Libano, che mi avvolgono, che mi inghiottiscono, e l’idea di riuscire a inserirmi in luoghi diversi è quello che mi ha consentito di mantenere la sanità mentale o al contrario mi ha portato a un’insanità mentale. Trovo molto interessante questa interazione, molti mi dicono che sono uno scrittore sia libanese che statunitense, altri mi dicono che hanno appreso tantissimo leggendo i miei libri sul Libano. Io penso di scrivere di un Paese che in realtà è immaginario, non esiste. Io lo sento come reale, ma non so se effettivamente lo è, se è quello il Libano che io descrivo. Quindi, definire dove uno definitivamente viva è molto difficile.
 
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