Araba Fenice - Centro Studi sulle Culture del Mondo Arabo

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Il regista libanese El Habre: Urge riconciliazione con la memoria Stampa E-mail
di Cristiana Missori, in ANSAmed del 5 febbraio 2010

''Vivere facendo finta di nulla, fingendo che la guerra civile non sia mai esistita è un grave errore. Per voltare veramente pagina, la società libanese deve prima riuscire ad analizzare quel che è accaduto tra il 1975 e il 1990 e capire il perché di un simile conflitto''. Sono parole chiare quelle che il regista libanese Simon El Habre utilizza nel descrivere la realtà in cui molti libanesi preferiscono vivere oggi, ignorando il passato, piuttosto che affrontare i fantasmi della guerra. A Firenze, per partecipare al Film Middle East Now - la prima rassegna italiana interamente dedicata al Medio Oriente in corso fino al 7 febbraio - con il suo 'One Man Village (2008), uno dei documentari più premiati lo scorso anno,il trentaquattrenne El Habre lancia un messaggio forte ai suoi connazionali: ''è soltanto attraverso il recupero della memoria che il Paese potrà una volta per tutte dimenticare l'odio, le divisioni politiche e religiose che hanno provocato una profonda lacerazione nella società libanese''.
''La gente - racconta ad ANSAmed il regista - ha paura di fare i conti con quel passato. Teme che soltanto parlandone questo si possa riprodurre''. I politici libanesi, prosegue, ''non ci hanno spiegato il perché della guerra, ci hanno semplicemente detto: la guerra è finita, ora dimentichiamo tutto''. Ma dimenticare, dice El Habre, non e' possibile. ''Bisogna prima capire cosa è successo''. Girando ''One Man village'' - la storia di Semaan, l'unico abitante di Ain al Halazoun, villaggio sulle montagne del Libano spopolatosi dopo la guerra - racconta il regista - ''ho parlato e incontrato molte persone che in seguito al conflitto decisero di non tornare più a vivere in quel villaggio''. Intervistandole, spiega, chiedendo loro di quegli anni, ''ho ricevuto poche risposte. Avevano paura. Paura che rievocare la guerra potesse farla tornare''. Oggi, sottolinea El Habre, artisti, sociologi e politologi libanesi della sua generazione stanno cercando di recuperare questa memoria. Per giungere a una riconciliazione tra cristiani e musulmani, aggiunge El Habre, ''ci vorranno generazioni. Soprattutto fin quando ogni comunità continuerà a educare i propri figli in maniera diversa, con una versione diversa della storia, con una memoria diversa''. Senza una memoria condivisa, ribadisce, il Paese non potrà andare avanti. Nato in Libano, Simon El Habre studia a Beirut all'Accademia libanese di Belle Arti. Una nazione, quella libanese, in cui non esiste ancora una industria del cinema, ''e dove i Festival internazionali ospitati nella capitale proiettano forse uno o due film libanesi'', sottolinea con rammarico il regista. ''L'80% dei progetti libanesi viene prodotto in Francia, e spesso i temi vengono 'aggiustati' per accontentare il mercato occidentale o la visione che gli occidentali hanno del Medio Oriente''. Cosa dire di pellicole come ''Valzer con Bashir'' (2008) di Ari Folman o ''Lebanon'' (2009) di Samuel Maoz, dove la guerra civile viene raccontata attraverso altri occhi? ''Ben vengano pellicole che affrontano la tragedia di quegli anni'', replica El Habre. Non ho visto Lebanon, ma il film di animazione di Folman non ha aggiunto nulla a quello che gia' sapevo. Forse - prosegue polemicamente - servirà agli israeliani per capire meglio le cose orribili che hanno fatto''. Quel che e' certo e' che sul tema della memoria il giovane regista libanese intende tornare. Il prossimo lavoro, conclude, lo dedichero' ai camionisti: durante la guerra civile erano gli unici a potere viaggiare in tutto il Paese. Sono la memoria storica di questa società".
 
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