a cura di Anna Ettore
Nato ad Aleppo (Siria) nel 1960, Kegham Jamil Boloyan è professore di Lingua e letteratura araba e Lingua e Traduzione Araba rispettivamente presso le università di Bari e di Lecce, nonché esperto linguistico di lingua araba all´Università del Salento. E’ inoltre autore di saggi e di studi apparsi in riviste e miscellanee in diverse lingue, e direttore della collana “I Volti della Cultura Araba” edita da Giuseppe Laterza . Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Racconti algerini di Abd al-Hamid Ben Haduqa (curatore, G. Laterza, Bari 2004); Arabi: Cristiani e Musulmani a confronto nel Vicino Oriente (Schena, Fasano 2000). Al-muslimun wa’l-Islam fi’l-magalla al-‘arabiyya al-masihiyya al-Masarra (Librairie St. Paul, Libano 1999).
Professor Boloyan, ci può parlare della sua esperienza di vita in Italia?
Si tratta di un´esperienza ricca e positiva . E’ iniziata 18 anni fa, tra studio e lavoro. Dopo aver terminato i miei studi in Siria e in altri Paesi arabi come il Libano, l´Egitto e la Palestina, sono arrivato in Italia e ho concluso il mio iter di studi con un Dottorato di ricerca in Arabistica ed Islamistica presso il Pisai (Pontificio istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, ndr) di Roma. Dal 1996 insegno lingua araba presso diverse università italiane. Posso dire che la mia esperienza italiana è stata vissuta in tre città: Roma, la Città Eterna; Bari, la Porta d´Oriente; e Lecce la Perla del Salento. Sono contento che ambo le due ultime si trovino in Puglia, la terra dove il bel sole si rispecchia nel mare e non l´abbandona quasi mai.
Che cosa ci può dire della sua attività di docente e quali sono le difficoltà o i punti di interesse nel suo lavoro?
Mi piace molto il mio lavoro. Attualmente, la lingua araba viene insegnata quasi in tutte le università italiane e gli studenti che vi si iscrivono per studiarla sono in continuo aumento. Nella facoltà dove insegno tutti coloro che frequentano i corsi di arabo sono motivati, interessati e desiderosi di conoscere e approfondire meglio la storia e la realtà socio-politica e culturale del mondo arabo. Queste aspettative non possono perciò essere disattese. Infatti, l´insegnamento della lingua araba prevede non solo la conoscenza e l´approfondimento della lingua, che è la chiave di ogni conoscenza, ma anche della letteratura e della storia dell´Islam e dei Paesi arabi. La difficoltà, secondo me, consiste nel fatto che lo studente italiano che studia una lingua straniera, e l´arabo in particolare, è costretto fuori dall´aula universitaria a parlare in italiano, e ciò rende faticoso e meno veloce l´apprendimento della lingua straniera, perché non c´è una pratica costante della lingua.
Ha alcuni consigli da dare a chi vuole studiare o insegnare l’arabo?
In lingua araba diciamo: Li kulli shaykhin tariqah, ovvero, “Ogni insegnante ha il suo metodo”. Infatti, tutti coloro che lavorano nel campo dell´insegnamento, e non solo, devono essere professionisti seri, possedere le competenze della materia insegnata e conoscere le nuove strategie educative per poterla trasmettere agli studenti. E per fare questo è necessario essere continuamente aggiornati per migliorare i metodi ed arricchire la didattica con lo scambio delle esperienze inter-personali e con la ricerca continua. Agli studenti di lingua araba invece, suggerisco di ricordare sempre tre parole importanti: pazienza, umiltà, perseveranza. “Pazienza” dinnanzi alle difficoltà; “umiltà” di chiedere quando non si è capito qualcosa; e “perseveranza” quotidiana senza mai scoraggiarsi. Credo che il segreto di chiunque abbia voglia di intraprendere la conoscenza di una lingua straniera consista nel “volere” e “desiderare” la lingua con impegno, di praticarla quotidianamente tramite l´ascolto, la lettura, la scrittura e la conversazione.
Che cosa, invece, è importante nel lavoro di traduzione?
La traduzione è un elemento e uno strumento fondamentale di reciproco scambio e conoscenza fedele tra diverse culture che occupa un posto centrale ai dibattiti socio-politici e culturali degli ultimi anni. Si è discusso infatti molto della natura della traduzione e del suo ruolo negli ambiti scientifici e letterari. Diversi studiosi hanno sottolineato i limiti della traduzione nell´esprimere tutto ciò che contiene il testo originale in termini di idee, significati ed espressioni. Credo che lo stile abbia la sua importanza specifica, perché la traduzione nei suoi diversi modi, non è un lavoro semplice, ma un´avventura pericolosa. Già al-Gahiz (ca.775-868), nel suo libro al-Hayawan (Gli Animali), sostiene che «Il traduttore deve essere un profondo conoscitore di entrambe le lingue, sia di quella dalla quale traduce che di quella in cui traduce, per ottenere lo scopo dello stesso contenuto del testo». L´importanza della traduzione è nella sua innovazione perciò la traduzione innovativa non consiste nel tradurre le parole alla lettera, ma nel trasmettere lo spirito e il significato del testo.
Lei è un cristiano armeno, nato in Siria e trapiantato in Italia. Qual’è il suo rapporto con la multiculturalità?
Mi reputo fortunato di essere nato in una città multiculturale come Aleppo, nella parte settentrionale della Siria. Sin dall´infanzia vi ho respirato non solo l´aria multiculturale, ma anche quella interreligiosa ed ecumenica grazie alla presenza e convivenza delle diverse chiese e comunità cristiane e musulmane. In Siria, musulmani o cristiani sono tutti cittadini davanti alla legge, con pari diritti e doveri. L’occasione mi è gradita per esprimere i miei ringraziamenti e gratitudine alla mia amatissima patria siriana, la quale ha generosamente accolto insieme ad altri Paesi mediorientali, come il Libano, laPalestina e l´Egitto, la diaspora armena nel 1915 e negli anni successivi al genocidio armeno. Questi popoli ci hanno aiutato a conservare la nostra identità armena, tramandataci nella Storia, la nostra lingua e la nostra fede permettendoci di costruire ovunque chiese e scuole armene.
Quali sono, secondo lei, gli aspetti postivi e negativi della migrazione?
La migrazione è positiva se viene considerata come risorsa di arricchimento interpersonale a livello umano e socio culturale – economico. Tutto questo richiede una conoscenza reciproca , un´apertura mentale e un equilibrio personale ad accettare il diverso così come “è” e non come “dovrebbe essere”. Diversamente, la migrazione, diventa negativa quando è basata soltanto sul pregiudizio, sullo sfruttamento e di conseguenza sull´impoverimento del più
debole.
Che cosa apprezza maggiormente della cultura araba e di quella italiana?
Forse non tutti conoscono il contributo che la cultura araba ha dato all’Occidente: Le nuove conoscenze tecnologico-scientifiche, specie nell’agricoltura, nelle scienze matematiche, quali l’algebra, la trigonometria, il sistema decimale e il concetto di zero, nella medicina, nell’alchimia (genitrice della moderna chimica) e nell’astrologia con gli annessi studi astronomici (come l’introduzione dell’astrolabio). Anche il contributo della cultura araba nel campo filosofico è stato formidabile. Tutto questo apprezzo della cultura araba, senza dimenticare i grandi nomi del pensiero arabo contemporaneo. Apprezzo in ugual misura anche la cultura italiana, il cui contributo alla civiltà umana è molto più noto ai vostri lettori rispetto a quella araba. In definitiva, ogni patrimonio culturale ha la propria peculiarità sociale, politica e linguistica che deve essere sicuramente presa in considerazione. L’obiettivo di ogni cultura è, in sostanza, quello di interagire con le altre culture per stare all´interno del progresso della civiltà umana, ed è questo che ci si può augurare per oggi e per domani.
