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Cultura e società -
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Malika Alami, in L'Economiste (Marocco) del 27 aprile 2012
Il programma del primo festival del documentario del Marocco, FIDADOC, conclusosi il 28 aprile ad Agadir, includeva la proiezione di 12 titoli eclettici, alcuni di loro esempi di co-produzioni di successo fra i territori del Mediterraneo, come 'Tahrir: piazza della liberazione' di Stefano Savona (Italia, Francia, Egitto); 'Io, la vergine e i copti' di Namir Abdel Messeh (Egitto, Francia, Qatar); 'Il the' o l'elettricita' ' di Jerome le Maire (Belgio, Marocco, Francia). Al programma ha partecipato anche Euromed Audiovisual, finanziato dall'Ue, che vuole contribuire allo sviluppo del settore cinematografico in diversi Paesi arabi. |
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da AnsaMed del 27 aprile 2012
L'università marocchina, per crescere ed aprirsi verso nuove prospettive, dovrà imprescindibilmente sviluppare un sistema d'informazione e uno spazio digitale. E' quanto sostenuto da studenti e responsabili delle universita', riuniti per un dibattito, organizzato dalla presidenza dell'Università Hassan II Mohammedia-Casablanca, sul tema "Verso un'università digitale: Sistema informativo e ambiente di lavoro digitale".
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Cultura e società -
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da AnsaMed del 27 aprile 2012
Una finestra si apre e l'intera Beirut si mostra fino al mare. Una finestra con le sbarre, alla quale una dopo l'altra le detenute si affacciano per un dialogo con la realtà di fuori, con la quale sperano un giorno di fare la pace e nella quale sperano di tornare. E' uno dei momenti più toccanti di un dramma messo in scena dalle donne rinchiuse nel carcere di Baabda, sulle colline a est della capitale libanese, sotto la direzione di Zeina Daccache, regista e attrice impegnata da anni nella promozione della dramma-terapia, che in passato ha partecipato in Italia ad un simile progetto nel carcere di Volterra. |
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di Alison Flood, in Guardian del 28 marzo 2012
È il romanziere libanese Rabee Jaber il vincitore del “Booker arabo”. Il suo romanzo storico "I drusi di Belgrado" è stato lodato per il suo «sguardo intuitivo sulla geografia e sulla storia del Libano». Gli altri candidati erano il tunisino Habib Selmi, gli egiziani Ezzedine Choukri Fishere e Nasser Iraq, l’algerino Bashir Mufti e il libanese Jabbour Douaihy. Il romanzo è ambientato durante gli scontri fra drusi e maroniti del Monte Libano del 1860 che determinarono l'esilio a Belgrado di numerosi drusi coinvolti nei massacri. Di Rabee Jaber è già stato pubblicato in italiano il romanzo America, edito da Feltrinelli con il titolo Come fili di seta. |
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di Lorenzo Trombetta, AnsaMed del 15 dicembre 2011
Le rivoluzioni e le rivolte in corso in alcuni Paesi arabi sono state al centro, in modo esplicito ma soprattutto implicito, della 55/ma edizione della Fiera del Libro arabo di Beirut, conclusasi il 15 dicembre dopo quasi due settimane di incontri e dibattiti, uno dei quali dedicato a una traduzione in arabo di alcuni testi poetici di Pier Paolo Pasolini. Le ripercussioni sociali, economiche, politiche e culturali della scintilla innescata un anno fa dal giovane tunisino Muhammad Bouazizi sono infatti al centro di alcuni volumi scritti per lo più in lingue occidentali e presentati in traduzioni arabe al Salone. Pochi invece i lavori scritti in arabo da autori del Maghreb (Oriente arabo) o del Mashreq (Nordafrica), a testimonianza forse del fatto che una riflessione dall'interno degli eventi ancora in corso richiede maggior tempo rispetto a un'analisi compiuta, a freddo, dalle capitali europee. Fondata nel 1956, la Fiera Internazionale del Libro arabo di Beirut vanta il primato anzianità rispetto agli altri appuntamenti arabi. Ma anche quello di continuità, avendo aperto le sue porte anche durante gli anni buii della guerra civile libanese (1975-90). |
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 Superando le consuete barriere concettuali di minoranza e maggioranza all'interno del Vicino Oriente, la vicenda storica che ha contraddistinto l'esperienza delle tribù arabe cristiane di Transgiordania chiarisce il significato e la portata del processo di modernizzazione che ebbe luogo in questa terra durante il XIX secolo. Una fase storica determinante per la comprensione dell'opera di fondazione dello stato hashemita di Giordania agli esordi del XX secolo. Il risultato di tale processo fu la sovrapposizione e l'intreccio tra la dimensione pre-moderna della cultura tribale del luogo e quella moderna di matrice occidentale introdotta nel territorio da attori politico-sociali esterni quali funzionari ottomani, missionari cristiani e mercanti provenienti dai territori di Siria e Palestina. |
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Cultura e società -
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di Francesca Bovetti
“La monarchia non consiste in una persona o in più persone. È un sistema. Come un drago. Non conosce amico, non conosce nemico. Il suo grande ventre non si sazia e non si disseta. Ingoia qualsiasi cosa e ne chiede ancora, che sia uomo o pietra, magro o grasso, possidente o no. Ingoia qualsiasi cosa, il presente e il passato, il vecchio e il nuovo. Non tralascia nulla, né piazza né vicolo. Fintanto che continua a ingoiare, tutto va come deve andare. E fintanto che continua a ingoiare, devi aspettare che si sazi. Ma si sazia mai il drago?” Così ritiene Hasan, uno dei due protagonisti e narratori dell’ultima opera di Youssef Fadel, “Un bel gatto bianco cammina con me”, romanzo di 254 pagine edito da Dar al-Adàb e da Nashr al-Fenek nel 2011, salutato con interesse e lodato dalla critica. |
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