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Cultura e società -
Rassegna stampa
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di Lorenzo Trombetta, AnsaMed del 15 dicembre 2011
Le rivoluzioni e le rivolte in corso in alcuni Paesi arabi sono state al centro, in modo esplicito ma soprattutto implicito, della 55/ma edizione della Fiera del Libro arabo di Beirut, conclusasi il 15 dicembre dopo quasi due settimane di incontri e dibattiti, uno dei quali dedicato a una traduzione in arabo di alcuni testi poetici di Pier Paolo Pasolini. Le ripercussioni sociali, economiche, politiche e culturali della scintilla innescata un anno fa dal giovane tunisino Muhammad Bouazizi sono infatti al centro di alcuni volumi scritti per lo più in lingue occidentali e presentati in traduzioni arabe al Salone. Pochi invece i lavori scritti in arabo da autori del Maghreb (Oriente arabo) o del Mashreq (Nordafrica), a testimonianza forse del fatto che una riflessione dall'interno degli eventi ancora in corso richiede maggior tempo rispetto a un'analisi compiuta, a freddo, dalle capitali europee. Fondata nel 1956, la Fiera Internazionale del Libro arabo di Beirut vanta il primato anzianità rispetto agli altri appuntamenti arabi. Ma anche quello di continuità, avendo aperto le sue porte anche durante gli anni buii della guerra civile libanese (1975-90). |
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Cultura e società -
Rassegna stampa
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 Superando le consuete barriere concettuali di minoranza e maggioranza all'interno del Vicino Oriente, la vicenda storica che ha contraddistinto l'esperienza delle tribù arabe cristiane di Transgiordania chiarisce il significato e la portata del processo di modernizzazione che ebbe luogo in questa terra durante il XIX secolo. Una fase storica determinante per la comprensione dell'opera di fondazione dello stato hashemita di Giordania agli esordi del XX secolo. Il risultato di tale processo fu la sovrapposizione e l'intreccio tra la dimensione pre-moderna della cultura tribale del luogo e quella moderna di matrice occidentale introdotta nel territorio da attori politico-sociali esterni quali funzionari ottomani, missionari cristiani e mercanti provenienti dai territori di Siria e Palestina. |
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Cultura e società -
Contributi
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di Francesca Bovetti
“La monarchia non consiste in una persona o in più persone. È un sistema. Come un drago. Non conosce amico, non conosce nemico. Il suo grande ventre non si sazia e non si disseta. Ingoia qualsiasi cosa e ne chiede ancora, che sia uomo o pietra, magro o grasso, possidente o no. Ingoia qualsiasi cosa, il presente e il passato, il vecchio e il nuovo. Non tralascia nulla, né piazza né vicolo. Fintanto che continua a ingoiare, tutto va come deve andare. E fintanto che continua a ingoiare, devi aspettare che si sazi. Ma si sazia mai il drago?” Così ritiene Hasan, uno dei due protagonisti e narratori dell’ultima opera di Youssef Fadel, “Un bel gatto bianco cammina con me”, romanzo di 254 pagine edito da Dar al-Adàb e da Nashr al-Fenek nel 2011, salutato con interesse e lodato dalla critica. |
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Agenda -
Altre iniziative
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Venezia - Palazzo Ducale, fino al 22 gennaio 2012.
Gli hanno rubato il corpo di san Marco ad Alessandria, i veneziani. Correva l’anno 828. Per di più, hanno raccontato le vicende del trafugamento “ladresco” sui mosaici della basilica e in decine di dipinti, tra cui famosi quelli del Tintoretto. Mercanti fino in fondo, anche delle reliquie. Il fatto è che Venezia e l’Egitto hanno una lunga storia in comune: di commercio, di cultura, di progetti. Basti pensare all’idea del Senato veneziano di tagliare l’istmo di Suez, prima che nel 1869 l’ingegnere trentino Luigi Negrelli potesse farlo sul serio (con tanto di festeggiamenti, come la “prima”mondiale dell’Aida di Verdi, composta appositamente). |
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Cultura e società -
Rassegna stampa
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di Giorgia Grifoni in Nena News del 4 ottobre 2011
Il 5 agosto del 2010 il Cinema Jenin, la più grande sala da proiezione dei Territori palestinesi occupati, ha riaperto i battenti dopo quasi 25 anni di chiusura grazie a un progetto di cooperazione tedesco. E’ stata un’inaugurazione trionfale: 300 ospiti e più di 100 giornalisti da ogni angolo del mondo, per una sala che può contenere quasi 400 persone. Dopo, il vuoto: proiezioni semi-deserte , abbandoni da parte dei volontari palestinesi e internazionali e diffidenza dalla popolazione locale. I pochi abitanti di Jenin che ancora credono nel potenziale del cinema e lo portano avanti, parlano di un debito di 100.000 euro. Nove mesi dopo, a causa dell’assassinio dell’attivista e regista israelo-palestinese Juliano Mer-Khamis (direttore del Freedom Theatre, ndr) nel campo profughi della città, i pochi cooperanti e volontari rimasti sono stati richiamati in Germania. E il Cinema Jenin è stato abbandonato per la seconda volta. Cos’è che non ha funzionato?
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Cultura e società -
Rassegna stampa
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di Camille Eid in Avvenire 8 ottobre 2011
Per lei il riconoscimento rappresenta «una vittoria per la rivoluzione» dello Yemen e per il suo carattere pacifico e lei lo ha dedicato alla Primavera araba che spera possa completarsi nel proprio Paese. Per molti altri è anzitutto un riconoscimento, il primo del genere, al ruolo che la donna può giocare in una società fortemente tradizionalista. Infatti, grazie a Tawakkul Karman, 32 anni, la rivolta contro il regime di Ali Abdallah Saleh ha assunto un significato di rivincita femminile in un Paese in cui le donne sono analfabete al 67 per cento e dove la maggior parte di loro non è libera di sposare chi vuole e molte sono costrette al matrimonio ancora bambine di 7-8 anni. |
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Agenda -
Appuntamenti e iniziative dell'Araba Fenice
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Martedì 13 settembre, ore 21; Corso Garibaldi, 116 - Milano (MM Moscova)
Alla Confluenza dei due mari; Prospettive di dialogo tra Oriente e Occidente
Incontro con lo sceicco Hassan Abdallah, Mufti di Tiro e del Sud Libano
Introduzione di don Giampiero Alberi, collaboratore della Diocesi di Milano per i Rapporti con l'islam; Moderatore: Prof. Paolo Branca, dell'Università Cattolica di Milano
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